Neologismi e parole che tornano. Così evolve il nostro linguaggio
In tema di neologismi esistono pareri contrastanti. Alcuni, quali l’Accademia della Crusca, si adoperano per mantenere “pura” la lingua italiana, altri, come come Luigi Romani (caporedattore del Vocabolario Treccani), reputano invece normale e anzi benefico per la lingua la nascita di nuovi termini, nonché l’influenza di altre lingue.
Ecco cosa ne pensa Luigi Romani:
Spulciando tra i fatti e i mezzi di comunicazione, il Vocabolario Treccani
rileva e archivia ogni mese circa 200 termini: alcuni effimeri, altri restano
L’italiano cresce con influenze dall’estero, ma anche con novità
dettate dalla cronaca, dalla politica e dal costume nostrani
di LUIGI ROMANI caporedattore del Vocabolario Treccani
Spesso, parlando di neologismi, si tende a circoscrivere l’ambito della questione alla diffusione delle parole straniere nell’italiano, con particolare attenzione a quelle angloamericane, più o meno adattate alle regole della nostra lingua – come editare e shiftare o sciftare, nel gergo dell’informatica – o del tutto immutate rispetto alla lingua di provenienza – come dealer e shopper.
La preoccupazione, però, che nel contatto con le altre lingue l’italiano possa perdere la sua originaria purezza sembra essere largamente infondata: anche nel caso dell’inglese, infatti, l’influenza esercitata sull’italiano riguarda per lo più il lessico, e spesso in modo transitorio, e non gli aspetti strutturali della lingua (fonetici, morfologici e sintattici). Inoltre, il vocabolario di una lingua si accresce non solo grazie all’apporto delle lingue straniere ma anche, e soprattutto, grazie alla creazione di parole nuove formate con materiale lessicale preesistente secondo le tradizionali regole di formazione.
In questo modo nascono molte delle nuove parole dell’italiano contemporaneo, spesso destinate a una vita effimera, come i numerosi derivati in – ista diffusi dalla stampa periodica e quotidiana (afascista, altermondialista, anarco-insurrezionalista, antibiologicista, antieuropeista, antifazista, antipartitista, apparatista, auditelista, baathista, buonsensista, capitalcomunista, casaliberista, cattopacifista, cieco-pacifista, codista, commonista, concertista, conciliarista, correntonista, cristianista, crociato-sionista, crudista, dalemista, discontinuista, europrotagonista, fantascientista, giravoltista, jihadista, kerrista, legicentrista, malpancista, margheritista, mediattivista, multilateralista, oltrista, paciguerrista, puccipuccista, retroscenista, ritirista, scontrista, senilista, sfondista, socialpacifista, terzista, ultraeuropeista, zapaterista) o come diversi recenti composti con euro- (euroapatia, eurobarometro, eurobbligazionario, eurobufala, euroburocrazia, eurocamera, eurociofeca, eurocontagio, eurocosmetizzato, eurocretinata, euroentusiasmo, euroentusiasta, euroesercito, eurofanatico, eurofischio, eurofobia, eurofrottola, eurofusione, eurogruppo, euroironico, euromassone, euromelassa, europessimismo, europpositore, eurortodosso, eurosalvadanaio, eurotiepidezza, eurotiepido).
Allo scopo di offrire un osservatorio costantemente aggiornato sui mutamenti dell’italiano d’oggi, l’Istituto della Enciclopedia Italiana mette a disposizione sul suo sito web, nell’area linguistica (Lingua e linguaggi http://www.treccani.it/site/lingua_linguaggi/index. htm), le schede lessicografiche raccolte spogliando le più svariate fonti, con particolare attenzione alla stampa (periodici e quotidiani) e ai mezzi di comunicazione di massa (radio, televisione, Internet e nuovi media); l’archivio viene incrementato di circa 200 nuove schede ogni mese. Le parole elencate appena sopra fanno, appunto, parte degli “spogli” 2005.
La selezione delle parole/espressioni da sottoporre a sondaggio attinge in parte al repertorio dei neologismi veri e propri (come nel caso di PACS o di phishing) e in parte al più ampio serbatoio di termini che i fatti di cronaca o comunque di attualità hanno portato con forza in primo piano nel periodo di riferimento (come nel caso di fuoco amico, a marzo, in relazione alla morte di Nicola Calipari, o di conclave ad aprile).
(15 dicembre 2005)
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